Favoloso, meraviglioso e tonificante per lo spirito: c'è ancora vita nell'universo e non soltanto pagliacci senza arte né parte che si gitano come tarantolati, biascicando parole incomprensibili. "IL RUMORE DEL VENTO" è cuore e memoria e malinconia e dolcezza e consapevolezza dei nostri limiti, ma anche dei nostri tempi, ma anche dei nostri sogni e il disvelamento di quanta forza abbiamo a disposizione per realizzarli. E' un ottimo prodotto musicale, un'abito fatto di note e di parole mai banali e scelte con cura, di suoni precisi ed eleganti che avvolgono anche le anime più scafate, più scaltre e provate e le rivestono di luce invitandole a seguire il ritmo di questa ballata country che fa, letteralmente, prendere il volo adagiandoci su un tappeto di suoni mai invadenti o chiassosi. La scelta di una esecuzione, praticamente, acustica nonostante tutte le opzioni elettroniche che oggigiorno si hanno a disposizione premia, a mio parere, tanto il testo quanto la prova dell'ensemble (tecnici in consolle compresi) che attorniano Andrea Stefanet in questa nuova produzione. E' un toccasana per le anime, prima ancora che per le orecchie: siamo dalle parti di John Denver, Johnny Carson o Dolly Parton, dei primi lavori di Crosby, Stills, Nash & Young, quando la musica era ancora una roba seria anche tra quelli che suonavano in cantina perchè ci mettevano il cuore. Ascoltatela e riascoltatela e poi mi saprete dire... Evviva!!
venerdì 5 luglio 2024
mercoledì 3 luglio 2024
Maturità, t'avessi preso prima...
Il sale dei cinque
continenti
che sono cresciuti in un momento,
seguendo le nostre tracce,
osservando le nostre facce,
studiando le nostre vecchie rughe,
escogitando nuovi mondi e altre fughe,
mentre calpestavano le nostre orme,
liberandosi via via delle nostre mani,
forti dei loro sogni e di altre forme
ma con la nostra stessa incoscienza,
per correre incontro al domani
senza una briciola di pazienza.
Il futuro è un treno che viaggia a fari spenti
nella notte che cambia l'oggi in ieri,
spettinando sogni e ambizioni e pensieri:
i nostri figli sono il sale dei cinque continenti.
di Claudio Montini
Hanno finito gli esercizi obbligatori
e
ora sono entrati nel corpo libero
dei flussi disordinati e aleatori
in
cui li abbiamo, a dire il vero,
inconsapevolmente concepiti e partoriti
svezzati, instradati e, da remoto,
accuditi
giurando a noi stessi di evitare gli
errori,
a torto o a ragione, dei nostri
genitori.
che sono cresciuti in un momento,
seguendo le nostre tracce,
osservando le nostre facce,
studiando le nostre vecchie rughe,
escogitando nuovi mondi e altre fughe,
mentre calpestavano le nostre orme,
liberandosi via via delle nostre mani,
forti dei loro sogni e di altre forme
ma con la nostra stessa incoscienza,
per correre incontro al domani
senza una briciola di pazienza.
Il futuro è un treno che viaggia a fari spenti
nella notte che cambia l'oggi in ieri,
spettinando sogni e ambizioni e pensieri:
i nostri figli sono il sale dei cinque continenti.
©2024
testo di Claudio Montini -diritti riservati all'autore-
©2023 Immagine di Orazio Nullo "Celebration day" - Atelier Des Pixels gallery
sabato 29 giugno 2024
All'Ovest niente di nuovo...
Un nome da torero
di Claudio Montini
«Sono
salito a bordo di un tram chiamato desiderio che mi ha condotto in
una città ideale che non era la città di luce o la città della
gioia: era il castello dei destini incrociati.
Lì, ha preso il via la mia odissea nello spazio alla ricerca del tempo
perduto: era finito il viaggio nella paura.
Lontano
dalle allegre comari di Windsor e dalle loro baruffe chiozzotte, dal
mercante di Venezia e dalla fattoria degli animali non temevo il
mastino dei Baskerville o il fantasma dell'Opera.
Avevo
smesso di cogliere fiori del male: quella era l'ennesima mia
metamorfosi.»
Così
parlò Zarathustra ai capitani coraggiosi e raccontò di una
questione privata tra il vecchio e il mare, di promessi sposi in un
piccolo mondo vittima di orgoglio e pregiudizio, di uno stupido
errore che condannò il signore delle mosche, vent'anni dopo, alla
solitudine dei numeri primi.
Intanto,
sulla montagna incantata salirono sei personaggi in cerca d'autore,
inoltrandosi lungo il sentiero dei nidi di ragno per organizzare la
cena delle beffe e uccidere un uccello finto.
Invece,
gente di Dublino si perse per un anno sull'altopiano protetto e
guardato da cime tempestose, cercando di recuperare le ultime lettere
di Jacopo Ortis scambiate, dal barone rampante e dal cavaliere
inesistente, con un cappello di ciliegie e una chiave a stella con cui
riavvicinare, forse saldare e, dunque, riparare il visconte
dimezzato.
L'amica
geniale intuì la forma dell'acqua con la mossa del cavallo e la
donna della domenica liberò la ragazza di Bube da una vita agra,
mentre canne al vento vibrarono sussurrando un nome da torero.
©2024 Testo di Claudio Montini
©2018 Immagine di Orazio Nullo "Bitter goblet" - Atelier Des Pixels collection
venerdì 21 giugno 2024
Il fiume invisibile - Notturno, seconda stagione - puntata 16
Una sterile erudizione
di Claudio Montini
Non ho ragioni per non credere, ma mille motivi per diffidare delle istituzioni religiose.Temo e rifuggo gli esseri umani che si sostituiscono a Dio, o qualunque altro nome vogliate attribuire a un'entità spirituale e superiore alle meschinità umane o contingenti, pretendendo di interpretarne la volontà o i disegni e di riferirne le parole come se fossero i soli terminali tra incognito e realtà, giungendo al punto di governare e opprimere e regolare la vita altrui in nome Suo.
Uno spirito, una forza non altrimenti descrivibile con le categorie umane, una entità talmente intelligente e abile da creare l'universo, l'amore, la luce, il tempo, la forza di gravità e il bosone di Higgs, le stelle e i pianeti e le creature che li popolano non credo che abbia affatto bisogno di stuoli di complici e di servi sciocchi tanto meschini quanto malvagi.
Si diverte a lasciarcelo credere per punirci con calma, quando meno ce lo aspettiamo: infatti, di tutti coloro che sono passati oltre il fiume invisibile, quello che scorre dall'infinito passato all'infinito futuro, nessuno è mai tornato indietro a raccontare come sia né se abbia mai visto passare il cadavere del proprio nemico, portato dai flutti e dal flusso di quello.
Più d'una volta ho smesso di avere fede e, puntualmente, ho percepito dentro e fuori e tutto intorno a me un vuoto straziante, mortificante, avvilente, ingombrante e inutile perchè toglieva sapore a ogni istante, a ogni aspetto della vita, anche il più ordinario e minuto.
Dunque, nemmeno io ho bisogno della prosopopea di mentecatti in cerca di un palcoscenico sul quale mettere in mostra una sterile erudizione.
© 2024 Testo di Claudio Montini
© 2015 Immagine di Augusta Belloni
© 2024 Testo di Claudio Montini
© 2015 Immagine di Augusta Belloni
sabato 1 giugno 2024
Tanto rumore per nulla...
La fiera della vanità
di Claudio Montini
Aspettando Godot, passeggiando a piedi nudi nel parco tra una casa di bambola e il giardino dei ciliegi, tendo l'orecchio e mi domando per chi suona la campana, questa volta.
Tra la luna e i falò, corrono dieci piccoli indiani impegnati a fare il giro del mondo in ottanta giorni mentre un milione di stelle stanno a guardare.
Il piccolo principe, dal terrazzo della casa in collina, dice addio alle armi e apre le braccia andandosene via col vento, di la dal fiume e tra gli alberi, nel buio oltre la siepe.
Sogna di trovare i sette pilastri della saggezza per edificare, su di essi, la Gerusalemme finalmente liberata dagli indifferenti e dai miserabili, incapaci di andare al di la del bene e del male senza procurarsi pessime scuse per un massacro.
Allora inganno il tempo, disegnando un ritratto dell'artista da giovane, per rendere omaggio alla Catalogna mentre la figlia di Iorio accende una fiaccola sotto il moggio, svelando un piccolo mondo antico dove il piacere è una trappola per topi.
Sulla strada, alzerò lo sguardo dalla Terra alla Luna quando avrò doppiato l'isola di Arturo e quella misteriosa, dopo essere stato coinvolto in estenuanti conversazioni in Sicilia con uomini e no, dopo mille e una notte spese a sfuggire alla morte a Venezia sospesa tra un mondo nuovo e un mondo perduto.
Le sabbie di Marte ricopriranno i miei ossi di seppia insieme al nome della rosa e alle opinioni di un clown.
Il giocatore, che idiota sono stato a pensare il contrario, non si farà vivo poiché fuggito con madame Bovary alla ricerca del tempo perduto, dopo averle strappato dal petto, una volta per tutte, la lettera scarlatta e averla gettata sul falò delle vanità.
©2024 Testo di Claudio Montini
©2020 Immagine di Orazio Nullo "Vanity fair" - Atelier Des Pixels collection
lunedì 27 maggio 2024
Pensieri in libertà...
A incazzarsi sempre, dopo un po', ci si stanca e pure parecchio, senza riuscire per altro a recuperare né ad andare da qualche parte, avanti o indietro che sia. Tanto vale, una tantum, scendere da quel "coso" lì e andare a piedi, dove ci pare e piace, per fatti nostri regalando biglietti di sola andata per quel paese (il cui sindaco è pure amico mio, cantava Sordi) a tutti quelli che si piccano, per un motivo o per un altro, di frantumarcelo. Non funziona sempre, ma hai visto mai quanti mal di pancia in meno?
©2024 Testo di Claudio Montini ©2015 Immagine di Orazio Nullo "Dangerous hypocrites" Atelier Des Pixels Collection
mercoledì 1 maggio 2024
Primo Maggio, festa del Lavoro: siamo tutti solo lavoratori?
Il pane degli altri
di Claudio Montini
Noi siamo quelli che stanno al loro posto,
che non alzano la voce e vanno a letto presto.
Siamo i primi ad essere colpiti e calpestati,
illusi e raggirati, sacrificati e ammazzati
senza ritegno, senza vergogna né verità
che ci ristori, almeno, la dovuta dignità.
Lo facciamo per un pezzo di pane da dividere
in tre, in quattro, in otto per il quieto vivere,
per salvare la faccia e una briciola di speranza,
perché tutto ha un prezzo, anche la pazienza
e il sudore della fronte e i calli alle mani:
meglio un uovo oggi che una gallina domani.
Lo sappiamo fin dal principio che non è giusto,
che ogni azione comporta un rischio e un costo,
che non sempre il gioco vale la candela.
Ma la vita non è una crociera in barca a vela
ed è noto che il pane degli altri abbia sette croste
dai monti e al piano, sulle spiagge e sulle coste.
©2024 Testo (inedito) di Claudio Montini
©2016 Immagine di Orazio Nullo "Job and service victims memorial monument" - Atelier Des Pixels collection
di Claudio Montini
Noi siamo quelli che stanno al loro posto,
che non alzano la voce e vanno a letto presto.
Siamo i primi ad essere colpiti e calpestati,
illusi e raggirati, sacrificati e ammazzati
senza ritegno, senza vergogna né verità
che ci ristori, almeno, la dovuta dignità.
Lo facciamo per un pezzo di pane da dividere
in tre, in quattro, in otto per il quieto vivere,
per salvare la faccia e una briciola di speranza,
perché tutto ha un prezzo, anche la pazienza
e il sudore della fronte e i calli alle mani:
meglio un uovo oggi che una gallina domani.
Lo sappiamo fin dal principio che non è giusto,
che ogni azione comporta un rischio e un costo,
che non sempre il gioco vale la candela.
Ma la vita non è una crociera in barca a vela
ed è noto che il pane degli altri abbia sette croste
dai monti e al piano, sulle spiagge e sulle coste.
©2024 Testo (inedito) di Claudio Montini
©2016 Immagine di Orazio Nullo "Job and service victims memorial monument" - Atelier Des Pixels collection
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