venerdì 8 maggio 2026

Anteprima dalla Bottega del Parolaio...

 Più in fretta della gioventù

di Claudio Montini

O santa fantasia aiutaci a sognare!
Non lasciare che ci rubino i pensieri,
che ci impongano mode e ambizioni,
che ci ubriachino, di nuovo, di bugie.
O beata gioventù bruciata col tabacco,
annegata in un bicchiere da Bacco,
mentre in uno spasmo di piacere o di dolore
Venere soffiava via tutta la cenere,
non tornare mai più e rimani dove sei:
questo non è uno spettacolo per te.
Siamo obbligati a ricominciare
dai lividi , dalle remore e dai rimpianti,
come spettatori di cantieri e macerie.
Teatri, vie e piazze, vicoli e palazzi
dove abbiamo consumato suole e fiato,
sono alle nostre spalle ma senza di noi:
aspettano la fine di ogni giorno
come la fine di una pena accessoria.

La geografia dell'anima non è del tutto tanto complicata oppure opaca o ancora imperscrutabile, aleatoria, volatile così come dalla notte dei tempi vorrebbero farci credere.
Se hai una manciata di materia grigia dietro agli occhi e tra gli orecchi, te ne rendi subito conto: altrimenti ci metti soltanto poco tempo in più ma ci arrivi comunque.
Infatti, l'anima la trovi proprio lì, tra la punta del cuore e la bocca dello stomaco: non hai affatto bisogno di pensare che si sia nascosta chissà dove.
La fortuna, invece, no: è esattamente là, in fondo alla schiena, col suo nome breve ma gretto, due consonanti e due vocali indispensabili anche ad altre faccende che fanno inorridire schizzinosi e benpensanti, sebbene questi siano loro debitori per le rispettive buone sorti.
La memoria vaga nei labirinti, nei cassetti, negli angoli e negli scaffali della scatola cranica ammucchiandosi alla rinfusa oppure svanendo per inerzia o per malattia.
Lascia perdere il fegato: da lì non caverai una goccia di coraggio, mentre il piacere, che non si può dire senza arrossire, proromperà sbocciando una spanna sotto alla cintura ogni volta che la pelle ne sfiorerà dell'altra.
Sarà una stagione brevissima e intensa che riempirà di ricordi e di pentimenti, di rimorsi e ripensamenti, di progetti strampalati e di fallimenti la storia della tua vita.
Questa è la geografia della tua anima, quella che stai andando a disegnare, quella che stai costruendo istante per istante, quella che stai allenando ad accettare che tutto il resto non è noia, ma neppure soltanto gioia da succhiare, da condividere da accantonare per tempi duri di là da venire.
Ad ogni passo di questo ballo verticale, c'è sangue da perdere o da sputare, sudore o lacrime da grondare, fatica e fame e paura da morire per poter dire, anche un giorno soltanto, d'avercela fatta o d'aver vinto o risolto una questione spinosa come se fosse l'ultima cosa da fare prima di arrendersi, prima di cedere il passo ad altri essendo giunto il tempo di prendere congedo da questo universo tridimensionale.
Qualunque cosa tu pensi di fare, comincia.
Qualunque sogno tu riesca a immaginare, comincia.
L'audacia di pensare, immaginare, sognare reca in sé genialità e magia e forza.
Dunque, comincia ora e senza porre tempo in mezzo: i sogni, si sa, svaniscono all'alba più in fretta della gioventù.

©2026 Testi, in prosa e poesia, di Claudio Montini - diritti riservati all'autore 
©2021 Immagine di Orazio Nullo per Atelier Des Pixels "Tourists facilities"

venerdì 24 aprile 2026

Dalla Bottega del Parolaio, sebbene sia ancora in gestazione...

La faccia nascosta della Luna 
(Inedito e provvisorio)
di Claudio Montini 

Asserragliato, come al solito, nel suo ufficio tappezzato di schermi televisivi e monitor in perenne elaborazione di dati, sprofondato nella poltrona a schienale alto e imbottito del torcibudella di sua invenzione, Il Ranchero Pelato guardò ancora una volta la foto di Bandana Yamamoto domandando a sé stesso chi diavolo mai potesse essere o che cosa l'avesse portata a incrociare la sua rotta.
Le indagini di Fred De Lamalura, il suo maggiordomo e non solo, avevano prodotto solo poche linee di dati alfanumerici, scarni quanto mai e altrettanto contraddittori: la sua conclusione fu che si sarebbe dovuti tornare a consultare gli archivi delle Isole Asiatiche, le uniche ancora efficienti in quel settore, per confrontare poi le informazioni con le impronte genetiche conservate nel Distretto Antartico, a sua volta, il solo a detenere una banca dati e relative sementi vegetali e biologiche di ogni tessuto organico vissuto prima del conflitto atomico, dunque, non contaminato da radionuclidi di alcun genere.
Per un'androide, quella era sicuramente la soluzione migliore, la più logica, quella con la maggiore probabilità di successo: invece, per uno col suo passato da dimenticare e con la moltitudine di gente pugnalata alle spalle per salvarsi la pelle, era un'opzione da scartare a priori poiché non era escluso che ci fosse da tempo qualcuno con il contratto in tasca per la sua eliminazione.
Del resto il Comitato per la Pace in Terra, che intendeva spartirsi il pianeta ancora prima che il primo missile intercontinentale si schiantasse nel deserto tra Pechino e Mosca, aveva lautamente retribuito gli elenchi e le relative schede di tutti i suoi compagni di merende, emiri e malavitosi di ogni risma e specie che aveva redatto di suo pugno e consegnato in comodi supporti elettronici, così che non faticassero troppo a pianificare la sistematica eliminazione della feccia mondiale per sostituirla con elementi graditi e obbedienti a ciascuno dei mebri del Comitato stesso.
Con i “trenta denari” moltiplicati da un fattore dieci elevato alla nona potenza, non tutti in pezzi d'oro o crediti o dollari ma consistenti anche in mezzi e materiali e tecnologia di alta qualità, per lo più segreta o non di pubblico dominio, aveva fondato il primo nucleo di Silvabella Selenita e dato il via alla produzione industriale di cloni animali e umani a ciclo continuo e a ciclo chiuso, ovvero gli scarti e gli errori di produzione venivano riutilizzati come fonte di molecole o elementi di base per la produzione oppure come combustibile al pari di tutti gli altri rifiuti.
Sulla Luna era tutto meno complicato, un po' per via della bassa gravità e un po' per via del fatto per cui la burocrazia e gli scrupoli rimanevano sulla rampa di lancio del pianeta Terra: tuttavia, i bisogni delle unità a carbonio erano sempre gli stessi, oltre al fatto di respirare una miscela gassosa di azoto e ossigeno non eccessivamente priva di vapore acqueo.
Tra queste impellenti necessità, vi era la disponibilità di pezzi di ricambio e di unità di rimpiazzo nel caso in cui non si potessero riparare le unità stesse: addirittura, si poteva ordinarle su misura e fortemente personalizzate, dotate di caratteristiche peculiari a richiesta sebbene si allungassero i tempi di produzione e la durata non fosse uniformemente prevedibile.
I cinesi, che avevano impiantato le proprie basi permanenti con largo anticipo, avevano superato brillantemente ogni tipo di inconveniente, in tale ambito, escogitando soluzioni che, da buoni vicini, non avevano mancato di condividere: si sa che una mano lava l'altra e tutte e due insieme lavano la faccia: del resto, l'inquietante suggestione che i cinesi sembrano tutti uguali, lavorano sempre e non muoiono mai sembrava essere valida anche nello spazio interplanetario.
Infatti, la passione per i palmipedi e altri animali da cortile del Ranchero Pelato, relativamente facili da clonare e allevare e macellare, aveva risolto il loro annoso problema di rifornire con proteine fresche le squadre che si alternavano nelle stazioni orbitali e negli impianti appena al di sotto della superficie del satellite naturale terrestre, in prima battuta: successivamente, la collaborazione si spostò sul versante del materiale biologico umano e sul prodotto finito, in modo tale che venissero addestrati all'allunaggio e inviati soltanto un numero ristretto di funzionari e dirigenti.
I danni dell'era industriale petrolchimica e radiologica erano di là dall'essere sanati e, meno che mai, risolti innescando una evoluzione negativa del pianeta più ricco d'acqua e di biodiversità del sistema solare: il tasso di natalità era rapidamente sceso come le risorse di supporto alla vita disponibili per ogni singolo individuo, quella che si definiva un tempo come “Madre Natura” presentava il conto ai propri recalcitranti inquilini, intenti a scavare ben oltre il fondo del barile, mentre quel che restava salvabile e godibile e spendibile era appannaggio del monopolio esclusivo del Comitato per la Pace in Terra che, a dispetto del nome, si dava un gran da fare a stabilire dove fosse più conveniente fare la guerra e quanto potesse essere redditizio.
Insomma, deportazioni di massa e rapimenti mirati erano un lusso che nessuno poteva permettersi: del resto, era perfettamente chiaro a tutti i soggetti coinvolti che nel giro di tre generazioni, come recitava un antichissimo adagio, la festa sarebbe finita per il genere umano.
Infatti nelle cose umane, indipendentemente dalle ere geologiche, la prima è quella che costruisce mentre la seconda generazione gode e prospera sui e coi beni della precedente: la terza è quella che manda tutto in malora e chiude la baracca mangiandosi anche i burattini, quando non li brucia.

©2026 Testo di Claudio Montini (in divenire...)
©2019 Immagine di Orazio Nullo "A glance to a black hole" - Atelier Des Pixels collection

sabato 4 aprile 2026

Buona Pasqua 2026 (nonostante tutto...!)

 

 La promessa
di Claudio Montini



E' carso e dolina,
è orrido e forra,
è foiba nascosta
nelle pieghe della storia,
è un pozzo abbandonato
dove la luna non si specchia,
la ferita della terra
che inghiotte il sogno,
di lacrime e sangue,
di carezze e sospiri,
di risate gratuite
e svolte fortuite.
Il custode cui l'ho restituita
mi disse che era già tutto scritto,
era solo una parte da recitare
nel modo più naturale,
per tornare ad essere
ciò che ero e sono e sarò
dall'inizio alla fine del tempo,
quando lo spazio cesserà
d'aver senso e materia.
Ma avevo fatto una promessa
in cambio di una memoria
sempre viva e accesa
come le lampade delle vergini
che aspettano lo sposo,
ignorando il giorno e l'ora,
con la sola certezza che con lui
saranno ammesse al cospetto
del principio e l'origine
delle cose visibili e invisibili.
Sposterò quella pietra
quando avrò smesso di sanguinare,
lascerò il telo a testimoniare,
camminerò nei loro sandali,
spezzerò il pane e berrò il vino
affinchè smettano di dubitare,
non si stanchino di raccontare
l'eterna storia d'amore
tra il creato e il suo creatore.

©2018 Testo di Claudio Montini
©2020 Immagine di Orazio Nullo

sabato 14 marzo 2026

Capolinea: si scende! - Notturno, seconda stagione: puntata n.25

Dialogo notturno in un mondo di ladri

di Claudio Montini


- Hai sempre incassato, raccolto, ricevuto tiri mancini e colpi di fortuna da destra e da manca, da sopra e da sotto, facendo buon viso a cattivo gioco, senza protestare.
- L'ho fatto per dovere, per educazione, per evitare rimproveri o sanzioni: mi hanno insegnato a non essere egoista, ad accontentarmi di quel che passa il convento, ad a cavarmi d'impaccio da solo.
Fin dai tempi della scuola, almeno fino alle soglie dell'università: lì sono esplose, tutte insieme, le mie contraddizioni, le mie lacune e le mie insicurezze congenite mandando in frantumi il ritratto che gli altri avevano di me.
E non mi hanno fatto sconti, di alcun genere, anche se non me lo hanno mai detto in faccia ma nemmeno si sono offerti di aiutarmi a rimettere insieme i cocci.
Ho dovuto pensarci da solo, collezionando una sbalorditiva catena di scelte sbagliate perché, se c'è una cosa che mi riesce davvero bene trovandomi di fronte a un bivio, mi incammino per la strada sbagliata o imbocco quella più lunga e più dura, lontanissima dalle mie potenzialità.
Mi è accaduto anche con le persone, inseguendo libellule in un prato tutte le volte che credevo di avere rotto col passato: mi sono nascosto, soprattutto da me stesso, ho accettato offerte al ribasso convinto di avere la forza di cambiare lo stato delle cose, di liberarmi da certe zavorre e risalire in un secondo momento dimostrando il mio, presunto, vero valore.
Avevo ancora fiducia nel domani: ora, mi volto e vedo che dietro alle mie spalle ci sono solo macerie, sogni abbattuti e fogli sparsi come coriandoli da raccogliere e mandare in discarica, come in quell'estate dell'esame di maturità, inascoltato campanello d'allarme...
- Sono passati più di quarant'anni da quei giorni: che cosa hai fatto in tutto questo tempo?
- Ho aspettato che passassero, uno per uno, stagione dopo stagione, per poterli rimpiangere con e senza rancore finché la memoria non si fosse consumata.
Non ho più sogni di gloria e, da parecchio, ho smarrito anche quelli di sesso.
- Non siamo più i ragazzi di allora...
- Alibi debole e inconsistente: non reggerebbe nemmeno al cinema!
Mi sono arreso, sono stanco, vado alla deriva e aspetto, ogni giorno, l'onda capace di capovolgere il mio inutile guscio di noce per dissolvermi nel mare: sempre meglio che diventare un filo di fumo nel vento, dopo tutto?
- La vita invece è più larga e più grande di noi ed è andata avanti verso il futuro, senza fermarsi su alcuna cosa: è passata oltre e non ci avrebbe aspettato se non fossimo cambiati, se non ci fossimo adattati, se non ci fossimo impegnati ciascuno a modo suo.
Non lo ha mai fatto, lo sai benissimo: dunque, è inutile piangere sul latte versato...
- Infatti: si apre il frigorifero e se ne mette a bollire dell'altro, non prima di avere ripulito le tracce del misfatto, dell'incidente, dell'inconveniente avendo cura di chiudere gli occhi e la bocca alla curiosità maligna della gente.
- Nessuna persona è un'isola, né si salva da sola: perché non hai chiesto aiuto?
- Te l'ho già detto: nessuno si è mai fatto avanti, nessuno si è mai fatto domande, nessuno si è mai ricordato di me se non quando si è trovato in difficoltà a sbarazzarsi di una seccatura.
Sembravano tutti quanti affaccendati e stressati da mille altri problemi: o era vero oppure recitavano benissimo e, nel dubbio, ho seguitato a farmi gli affari miei...
Complicandoli e peggiorandoli sempre di più, sebbene a volte mi illudessi di avere trovato la soluzione quasi per caso.
Del resto, che io facessi bene o facessi male, giammai è importato qualcosa a qualcuno: era tutta ordinaria amministrazione, parte del mio dovere, nulla di eccezionale...
Affinché non mi montassi la testa, dicevano, per il mio bene, dicevano, perché studiare è il tuo mestiere ma, quando lavorerai e ti farai pagare, allora potrai anche “parlare”...
Mi avessero, almeno, lasciato in pace se davvero non gli riusciva di essermi d'aiuto o di supporto: mi hanno sempre dato per sconfitto e fallito ancora prima di iniziare!
Non è certo il miglior viatico per uno insicuro di natura e, per giunta, facile tanto agli entusiasmi quanto disperato e poco lucido nelle delusioni.
Forse non sono maturato abbastanza, forse sono troppo permaloso, forse sono davvero un mediocre che coltiva sogni e illusioni per consolarsi, per crogiolarsi nella propria ignavia, per rotolarsi nella propria inutile melma raccogliendo briciole di sogni qua e là.
Ma sei ancora lì? Non sento più alcun rumore di fondo: sei ancora in linea?
Ecco, lo sapevo che sarebbe accaduto: ho stancato anche me stesso.
Parlare da soli serve a nulla ma è anche peggio scrivere a sé stessi: è come ostinarsi ad essere onesti in un mondo di ladri.

©2026 Testo di Claudio Montini
©2015 Immagine di Augusta Belloni
 

domenica 22 febbraio 2026

Il coraggio nella paura: nuovo singolo di Andrea Stefanet (2026) - fonte youtube.com

https://youtu.be/nwJ0L9RrNEY 

Il coraggio nella paura
(2026  di Andrea Stefanet, musica e parole)

Quando musica e parole si compenetrano le une nell'altra, viaggiando sulle sinusoidi della medesima onda, a trarne giovamento è il cuore, l'anima , la mente di chi ascolta lasciando che il messaggio e l'energia connessa ad esso demoliscano i pregiudizi, le sovrastrutture, gli echi del già visto e del già detto. La maturità non è uno stato da certificare con un esame o una prova, lieve o dolorosa che sia: è una condizione che si raggiunge con l'applicazione dei propri istinti, delle proprie passioni, delle proprie inclinazioni artistiche o squisitamente umane. " Il coraggio nella paura" è il frutto maturo di un percorso che ci riserverà altre piacevoli sorprese ma, prima di tutto e a mio parere del tutto personale, è un brano che non deve mancare nella vostra play list quotidiana perché parla alla vostra anima, a quella materia oscura pronta a grandi e splendenti cose, a quella forza che non sapete di possedere. Andrea Stefanet scrive e canta canzoni grazie a un gruppo di amici che hanno visto in lui e, forse anche prima di lui, quanta bella stoffa ci sia dentro quest'uomo che ride, che sogna, che vola e sa farci volare con la musica. Una bella sorpresa, elegante, ottimamente arrangiata, meravigliosamente pensata e scritta prima che la "rumenta" sanremese ci turi le orecchie e ci nausei il cuore. Evviva!

©2026 testo recensione di Claudio Montini immagine di Orazio Nullo ("The key" - 2021) ©2026 musica e parole di Andrea Stefanet (disponibile su youtube.com)

giovedì 12 febbraio 2026

Nuovo prodotto dalla bottega del parolaio

Claudio Montini
Sentieri d'alta quota in un giardino magico

Independently published 2026

di Claudio Montini

Disponibile su amazon.it in elettronico e in cartaceo (352 pagine), è il "lavoro" più corposo mai prodotto finora dall'autore.
Infatti, si compone di quattro romanzi brevi accomunati dallo scenario in cui si svolgono le vicende umane, perciò sentimentali ed esistenziali al tempo stesso, di uomini e donne in cerca di felicità e benessere oltre al senso di questa vita, senza temere affatto il transito nell'altra, consapevoli che quella sarà tutta un'altra storia: in altre parole, si tratta di quattro storie di amore e di amicizia ambientate in montagna (includendo nel termine, a beneficio dei pignoli, anche l'alta collina ovvero dai seicento sul livello del mare a salire), in epoche storiche che vanno dal XVI/XVII secolo agli esordi del XXI non senza ampi scorci del cosiddetto "secolo breve" ovverosia il Ventesimo.

[...] Nelle valli come sulle cime e, comunque, in ogni porzione della superficie di questo pianeta ci vogliono entrambe le cose per vivere, o al limite, sopravvivere poiché comandano Madre Terra e la Natura sua figlia: pazienza e fortuna. 
Non c'è spazio per millantatori, gradassi e mistificatori poiché esse sanno smascherarli mettendoli alla prova. 
Ognuno ha il suo posto e il suo scopo nel cerchio della vita che si svolge e gira e si chiude sempre nel medesimo modo, tanto in montagna quanto in pianura o al mare. 
Come questi ultimi, essa non è mai ferma o quieta o immobile: però, diversamente da loro, alla vita che chiede il permesso di fermarsi, di sostare, di fare attecchire radici, di passare oltre anche a sé stessa, la montagna non dice mai di no esigendo soltanto rispetto per i limiti e i vincoli legati alla sua peculiare struttura e morfologia. 
Dopo tutto, non siamo singoli atomi dispersi bensì siamo anelli di una catena o denti di una ruota in un piccolo ingranaggio che trasmette e produce, incessantemente, una quantità di moto comunque indispensabile al corretto funzionamento di un meccanismo assai più grande e complesso. [...]

A volte restano delle domande senza risposta, del dolore che si ritiene gratuito o non meritato, il bisogno di fare un bilancio della propria esistenza lontano da tutto e da tutti: allora, quale posto migliore per interrogare Colui Che Lassù Risiede ed è Onnipotente, circa tutte quelle cose che la filosofia non riesce a comprendere, se non salire sulla montagna e bussare al cielo? 
La risposta al quesito potreste trovarla anche in un giardino magico da portare in tasca, proprio come questo, secondo la definizione che data dei libri dalla saggezza popolare cinese. 
Oppure intorno a voi, negli amici e negli amori in cui avrete seminato un buon ricordo: a tempo debito, l'affetto speso vi sarà rimborsato per intero, il transito sarà dolce e senza traumi ma in buona compagnia. 
Del resto da una cima si può soltanto scendere oppure andare oltre le stelle: ma quello è tutto un altro mondo...  In ogni caso, buona lettura a tutti.

©2026 Testi di Claudio Montini
©2025 Immagine di copertina di Valeria Ducler ("Sentiero") e grafica di Orazio Nullo

mercoledì 21 gennaio 2026

Il sole sale solo - di Matteo Melzi (2026)


di Claudio Montini
Nuovo brano e nuova magia fin dalle prime battute!! Cresce, cresce e si consolida la maturità di Matteo Melzi nel padroneggiare temi e stili della produzione di canzoni sempre più eleganti, ottimamente orchestrate e cantate con un'energia che non rimane confinata nelle linee e negli algoritmi ma si spande, si diffonde, si sente e si fa sentire. Se volete tre minuti di benessere allo stato puro, in una dimensione intima e avvolgente allo stesso tempo, al di là dell'azzeccatissimo calembour del titolo, "Il sole sale solo" è un volo metafisico nel cielo che non potete assolutamente perdere.