Presso l'area esterna della millenaria Basilica di Santa Maria Maggiore in Lomello (PV)
©2026 Immagine condivisa dal profilo Facebook del Comune di Lomello (PV)
Digito ciò che penso e immagino.
Presso l'area esterna della millenaria Basilica di Santa Maria Maggiore in Lomello (PV)
Questo
non è un romanzo e non è soltanto una raccolta di poesie,
intervallate da brani in prosa: è un viaggio, o meglio, è una corsa
a tappe che attraversa un territorio nascosto del mio cuore, una
porzione poco esposta del mio animo, un angolo in verità cospicuo
della mia mente nel quale mi rifugio, sempre più volentieri, in
cerca di conforto o consiglio o scampo dalle fatiche e dalle
nefandezze della vita.
TIRI
LIBERI non
è un pozzo della verità né un armadio dei desideri e, meno che
mai, uno specchio parlante: è soltanto uno stagno che ha ricevuto e
dato asilo a molti rivoli d'acqua, poco importa se caduta dal cielo o
sgorgata dalla terra, in cui ho gettato dei sassi per il gusto di
vederne la superficie incresparsi con onde concentriche destinate ad
intrecciarsi, accavallarsi e a spegnersi le une nelle altre.
Funziona così anche
con i sogni e le idee degli esseri umani ma provare a raccontarlo,
come ho fatto, oppure a leggerlo, come potreste utilmente fare, è un
potenziale antidoto alla paura di vivere col sole in fronte perché
nuoce gravemente alla noia.
P.s.: disponibile su www.amazon.it e www.amazon.com in elettronico e in cartaceo...
©2026 Testi di Claudio Montini
©2026 Immagini e copertina di Orazio Nullo
di Claudio Montini
In tutti gli ambiti della
vita, non è necessario correre ma basta arrivare puntuali al
traguardo, qualunque esso sia, compreso quello uguale per tutti i
viventi.
Anche in amore vale il
medesimo ragionamento e prendersi una vacanza da noi stessi, dalle
nostre storie, dalle nostre maschere avendo il coraggio, la
sfrontatezza, la generosità di metterci letteralmente a nudo di
fronte alla persona che ci piace, ci affascina, ci attrae, in
definitiva, è il solo modo per capire la profondità, il peso e la
bellezza del sentimento che muove l'universo intero.
Priscilla e Lucio,
procedendo da sentieri esistenziali e culturali diversi tra loro, in
una città anonima e defilata come Pavia ma viva ben oltre le
apparenze, giungono a scoprire la bellezza del gesto artistico
capace, come poche altre cose al mondo, di accelerare e rivelare
l'energia e le forze correlate che, tra cielo e terra, sia la
filosofia che la matematica non sanno afferrare né spiegare oppure
regolamentare.
Lui, matematico in
pensione, visitando una mostra di pittori per diletto in una sala
cittadina incontra le opere di lei, infermiera laureata in forza
all'Ospedale policlinico San Matteo che si ricrea l'animo nel tempo
libero attraverso tele e colori, tra tante altre lì esposte e
tornerà più volte ad ammirarle.
Pensavano di avere perso
ogni treno o mazzo di chiavi o biglietto vincente per la felicità e,
invece, stavano solamente aspettando il momento giusto, il tempo
maturo per innamorarsi restando sé stessi, liberi eppure uniti nel
nome dell'amore lungo il resto dei giorni che sarebbero venuti loro
incontro.
Si prendono, infatti, una
vacanza da sé stessi e dalla città che li ha fatti incontrare senza
lasciarla affatto, nascondendosi agli occhi del mondo circostante per
lasciare che l'amore li prenda dal lato umano, rendendo quella cosa
vecchia quanto l'umanità stessa una cosa sempre nuova da sognare:
come spesso accade durante una bella vacanza.
Questa è una storia di
due cuori, solitari per cause indipendenti dalle rispettive volontà,
i quali incrociano le proprie rotte, le rispettive traiettorie, i
loro peculiari percorsi in una città che non sa che farsene
dell'amore e, in ultima analisi, anche di loro così come degli
artisti e degli artigiani del vivere quotidiano o del quieto vivere
che la innervano e la popolano.
Pavia, infatti, si limita
allo specifico ruolo di palcoscenico, di quinta e fondale o di
scenario appena accennato nel quale Priscilla e Lucio, adulti
consapevoli e maturi perché forgiati da esperienze pregresse,
scelgono di essere umani fino in fondo facendo delle rispettive vite
un capolavoro e prendendosi una vacanza dal mondo senza allontanarsi,
senza pubblicità, senza alcun falso pudore.
Quando nasce un amore,
non è mai troppo tardi perché chi si guarda nel cuore sa bene
quello che vuole, prende quello che c'è e lo fa senza correre o
affannarsi: basta arrivare per tempo.
P.s.: il libro, in cartaceo o in elettronico è già disponibile su www.amazon.it e www.amazon.com
©2026 Testo di Claudio Montini
©2026 Immagine di Orazio Nullo
©2026 Testo di Claudio Montini
©2026 Immagine di Marco Feccia condivisa via Facebook
La faccia di bronzo: a ciascuno la sua!
Alla fine di questa triste
storia, ci sarà un sacco di gente che dovrà chiedere scusa e che
non lo farà per tanti motivi: orgoglio, reputazione professionale, meschinità congenita.
Resteranno soltanto cadaveri
decomposti e sepolcri immacolati, montagne di carte bollate e fiumi
di inchiostro, fantasiose ricostruzioni filmate e gli sbadigli di chi
aspetta già altri mostri per dare fiato alla bocca senza
preoccuparsi, minimamente, di avere avviato o connesso il cervello.
Il tempo perduto o non speso non
verrà restituito a chicchessia, né alla vittima o all'assassino, né
al colpevole e tanto meno all'innocente travolto dall'incedere della
macchina giudiziaria.
La verità delle cose è nascosta nei dettagli, nelle pause, tra le righe e nelle sfumature colte durante un battito di ciglia, come una frase banale ma fuori luogo oppure un'ardita allusione, uno sciocco doppio senso oppure un soliloquio intercettato da microfoni nascosti a propria insaputa.
La verità non è una sola e, meno che mai, è quella giudiziaria: lo sanno bene gli studiosi di giurisprudenza perché viene insegnato loro che in quella intercapedine, strettissima e soffocante e angusta, si muovono le pedine del gioco celebrato in un'aula di tribunale, non sui giornali o alla radio o in televisione, comodamente seduti in poltrona e imbellettati e vestiti a festa, opportunamente imbeccati oppure istruiti su quel che si può o che non si deve dire.
Alla fine, la verità delle cose, come sono andate e perché sono andate a quel modo, è fatta così: c'è chi la vede e chi no così come ci sono anche gli altri.
Quelli che si contentano di frettolose spiegazioni, adottando la versione più comoda, quella più rassicurante, quella moralmente più accettabile, quella certificata dal proprio avvocato di fiducia o dal compagno di bevute e giochi al bar o dal solito amico della parrucchiera bene informata.
Vale a dire che se la verità è brutta, sporca e cattiva tanto da fare paura e ribrezzo, si finisce per costruirne una alternativa, più morbida per certi aspetti, che non atterrisca più di tanto e che si possa dimenticare in fretta una volta messo sotto chiave il presunto colpevole: anche senza prove schiaccianti o la cosiddetta "pistola fumante".
Tutto il resto, circo mediatico e depistatori dell'ultimo minuto inclusi, è noia: morbosa, scabrosa, maledetta noia anche per le
vittime che non possono parlare né ritornare in vita a reclamare
giustizia o, almeno, tirare uno sputo, se non addirittura infilare un dito, in un occhio ai propri
carnefici.
Sarebbe bello che potessero farlo davvero e, allora, quanta gente dovrebbe chiedere scusa e andarsi a nascondere vergognandosi della propria faccia di bronzo.
©2026 Testo di Claudio Montini
©2022 Immagine di Orazio Nullo "Three wizards of Oz" - Atelier Des Pixels collection