domenica 18 dicembre 2022

La geografia della vita - Notturno, seconda stagione - puntata n. 4

La geografia dell'anima


L'anima la trovi lì, tra la punta del cuore e la bocca dello stomaco.
La fortuna è in fondo alla schiena, se ci credi ancora seriamente. 
La memoria vaga nei labirinti grigi stipati nella scatola cranica. 
Lascia perdere il fegato: da lì non caverai una goccia di coraggio, mentre il piacere, che non si può dire senza arrossire, proromperà sbocciando una spanna sotto alla cintura. 
Questa è la geografia della vita e tutto il resto non è noia, ma neppure gioia: è sangue da perdere o da sputare, sudore o lacrime da grondare, fatica e fame e paura da morire per poter dire, anche un giorno soltanto, d'avercela fatta o d'aver vinto o d'esserci riuscito. 
Fosse ben l'ultima cosa prima di cedere il passo e congedarsi da questo universo tridimensionale. 
Qualunque cosa tu voglia fare, qualunque sogno tu possa immaginare, comincia a fare e a sognare. L'audacia reca in sé genialità, magia e forza. Comincia ora, adesso, subito: i fiori crescono senza fare rumore ma i sogni svaniscono più in fretta.

©2022 Testo di Claudio Montini
©2014 Immagine di Augusta Belloni


Diciotto Dicembre 1986- Diciotto Dicembre 2022

Un giorno particolare

di Claudio Montini
 Sono passati cinquantaquattro anni da quando ci scattarono questa foto, papà. Già: io ne avevo due e tu trentanove. Avevamo tutto il futuro davanti, tu sognavi un dottore in famiglia e io soltanto di essere forte e grande e bravo come te in ogni cosa che facevi.
Se ci penso, oggi, come in quella vecchia canzone cantata da Bruno Lauzi, rivedo il mare di Celle Ligure (SV) e quella giornata col sole che andava e veniva, col mare lievemente mosso tanto da non poterci fare il bagno. Che disdetta, allora: ci tenevo a farti vedere che le onde non mi facevano alcuna paura!
Nessuno dei due immaginava la piega che avrebbero preso gli eventi diciotto anni dopo, nessuno dei due immaginava l'epilogo inevitabile.
Oggi, proprio oggi, sono qui a contare trentasei anni da quel giovedì 18 Dicembre 1986 che hai faticosamente chiuso il sipario dello spettacolo cui non volevi che io assistessi: ci fu solo mamma con te e tutti i parenti già andati che erano venuti a prenderti.
Me lo ricordo bene e, se avessi saputo ciò che ora so, sarei rimasto senza dire nulla o forse avrei cominciato a preparare le valigie per andarmene, per fuggire via il più lontano possibile e provare a ricominciare altrove, per riscrivere da capo il copione di una nuova vita: invece sono rimasto fermo, in piedi nella tempesta, lasciandomi scorrere il tempo e i giorni addosso come un ciottolo di fiume o un ramo spezzato qualsiasi, illudendomi di essere in grado di gestire l'emergenza ma senza avere alcuna idea concreta circa il futuro. Probabilmente questo è il mio karma perchè in tutti questi anni, da quando sei morto e sei nato indelebilmente nel mio cuore, non ho fatto altro che ripetere sempre gli stessi errori: amare a oltranza, faticare, accontentarmi di poco e inseguire illusioni di gloria artistica come da ragazzino inseguivo le lucciole nel buio e le libellule nel sole.
Qualcuno, da ragazzino, mi disse che non ero tagliato per il football bensì per fare il teatro: non fosti tu a dirlo ed io non gli detti ascolto, perchè mi avevi insegnato che bisogna ascoltare tutti e poi fare quello che più ci sembra giusto avendo il coraggio di pagarne, sempre, le conseguenze.
Forse è per questo che mi sono messa a scrivere storie e poesie: in una delle mie storie, ho messo dentro anche te e ho provato a fare pace con la mia coscienza.
Sono per strada, non sto correndo: quando arriverò, a tempo debito, vienimi incontro altrimenti mi perdo nella nebbia dei ricordi e dei rimorsi.  

©2022 Testo di Claudio Montini
©1968 Immagine di Anna Mazzocchi Callegari

lunedì 5 dicembre 2022

Consigli per gli acquisti: GLI ATOMI volume 15: "Foto ricordo Pavia da asporto" di Claudio Montini (2022).

Claudio Montini

Foto ricordo Pavia da Asporto

GLI ATOMI micro romanzi per chi va di fretta
Volume 15 
(2022)

ISBN 1230005944378 (epub2) (kobo.com)

ASIN B0BMZ9JRLB (mobi) (amazon.com, amazon.it)

ISBN 9798364745705 (cartaceo) (amazon.com.amazon.it)


«[…] Avere una sedia vuol dire avere la pazienza di ascoltare la vita, la pazienza di aspettare che la ruota giri per il verso giusto, la pazienza di salutare un treno che va e uno che viene senza chiedere altro in cambio che un giorno in più... 
Mi piaceva pensarla così ma l'aria di Pavia non era più buona come una volta: doveva esserci in giro qualche polvere sottile cui ero allergico a mia insaputa, perchè avevo gli occhi bagnati e le guance rigate mentre l'ospite nella mia testa, dal nome vagamente tedesco, spingeva i miei piedi altrove. 
Verso casa, senza fretta; mi bastava arrivare a casa per l'ora di pranzo: Pavia e il suo fiume avrebbero fatto a meno di me, per oggi, mentre il domani l'avremmo lasciato nelle mani di Dio.[...]»

Maurizio, portalettere in pensione, è consapevole di essere affetto dalla malattia di Alzheimer, sebbene essa sia ancora nella fase iniziale. Per carattere, decide di andarle incontro e non di aspettare che si manifesti in tutta la sua invadenza: sceglie di esercitare la mente e il corpo con impegno costante, convinto di convivere a lungo con questo ospite dal nome vagamente teutonico o, per lo meno, esaurire le proprie energie e spegnersi prima che ci riesca lui. Desidera che la morte lo trovi ancora vivo e non ridotto allo stato vegetativo o incapace di intendere e di volere, nella Pavia che lo ha adottato e che ha plasmato la sua esistenza portando con sé, altresì, qualche foto ricordo impressa nella memoria dell'anima. Il personaggio, semplice ed eccentrico allo stesso tempo, che incrocerà la sua rotta non farà altro che confermare la bontà della sua strategia per battere l'ineluttabile destino, liberandolo da ogni timore circa il futuro.
Per Natale, per l'anno nuovo, per voi e per una buona lettura!

©2022 Testi di Claudio Montini
©2022 Immagine di Orazio Nullo per Atelier Des Pixels

venerdì 25 novembre 2022

Marionette da rottamare - Notturno, seconda stagione - puntata n. 3

Marionette da rottamare


 La storia la fanno i vincenti e a loro basta che, del proprio trionfo, perduri la memoria indipendentemente dal fatto che la sequenza degli eventi e dei discorsi sia esatta e corretta e reale.
I perdenti la raccontano e la scrivono ad esclusivo uso e consumo proprio, facendo affidamento al potere lenitivo e consolatorio delle parole che vorrebbero ascoltare, tant'è che queste vengono scelte e pesate e studiate appositamente, accuratamente, attentamente.
Patire in silenzio non è mai accaduto, non è mai riuscito ad alcun essere vivente: né come stratagemma per la sopravvivenza, né tanto meno come miracolo utile alla beatificazione e alla salita agli onori degli altari.
L'illusione di sapere come siano andate le cose, di chi sia il merito o la colpa, quali siano stati i costi contro quali benefici, giustifica ma non spiega quella di ostinarsi a immaginare una processione alternativa degli eventi e la relativa teoria di esiti differenti dalla realtà contingente, apparecchiata e servita sotto il naso e davanti agli occhi. 
La fuga nel sonno della ragione e nel sogno irrazionale sono le sole vie d'uscita dallo stallo dell'esibizione di pregi e difetti, talmente opinabili da essere simili a banderuole mosse dal vento dell'opportunità.
Lasciate un messaggio dopo qualsiasi segnale acustico, se ci riuscite, tanto non sarete mai richiamati né interpellati: il mondo sarà già passato di lì e il nastro sarà già stato cancellato o sovrascritto, lasciandovi attori di ieri, senza scrittura e senza copione.
Come marionette da rottamare e smaltire: da fare sparire, insomma.  

©2022 Testo di Claudio Montini   ©2014 Immagine di Augusta Belloni 

lunedì 14 novembre 2022

Anteprima...

 

Foto ricordo Pavia da asporto

di Claudio Montini - 2022

Volume 15

GLI ATOMI micro romanzi per chi va di fretta

Prossimamente ne parlerò!!!

Non ho mai avuto troppa pazienza, anzi, non ne ho mai avuta del tutto, non mi va genio di aspettare che il mondo passi anche dalle mie parti e preferisco andargli incontro. 
Anche a piedi, un passo dopo l'altro, uno davanti all'altro. 
Anche se lui gira da millenni e non ha mai smesso di farlo. 
Anche se mi stanco facilmente e torno da dove son venuto. 

©2022 Testo di Claudio Montini


sabato 29 ottobre 2022

Accade a Mezzana Bigli (PV): presentazione del romanzo con parole e musica...


Davide Zardo
VIGEVANO ROSSO DUCALE
i delitti di Beatrice d'Este
2021 Le mille e una pagina  


I GIORNI E LE OMBRE DEL COMMISSARIO SPADA

di Claudio Montini

Sabato 29 Ottobre, a Mezzana Bigli alle 16,30, presso quelle che un tempo erano le Scuole elementari di Stato, ora trasformato in Centro Polifunzionale (ovvero anche Biblioteca comunale), andrà in scena l'incontro con l'autore a cura di Pier Emilio Castoldi e il supporto musicale e teatrale del duo "Le Stelle Erranti".
Edgar Allan Poe e sir Arthur Conan Doyle si sono finalmente stretti la mano grazie ai buoni uffici di Agatha Christie, Renato Olivieri, Giorgio Scerbanenco e gli applausi di Vincenzo Maimone, Enrico Pandiani, Romano de Marco e un distratto (dagli esiti della incarnazione televisiva di Schiavone) Antonio Manzini; tutto questo movimento di astri del firmamento letterario di ispirazione poliziesca ha generato un flusso di ottime e potenti vibrazioni che si sono infuse e trasmesse nell'estro e nell'arte di Davide G. Zardo, agevolando la venuta alla luce di ROSSO DUCALE – i misteri di Vigevano (Ed. Le Mille E Una Pagina, 2021) che, dopo Nebbie e altri miracoli (Ed. Giallomania, 2014), antologia di racconti, rappresenta il suo esordio come romanziere a lungo metraggio senza smettere il ruolo di cronista del territorio (è, infatti, giornalista pubblicista dal 2006 e collabora con alcune testate pavesi e lomelline in particolare). Decenni dopo Mastronardi, Vigevano torna ad essere protagonista letteraria dopo esserlo stata delle cronache nazionali per fatti e polemiche poco edificanti, le quali ultime trovano eco anche nelle pagine di Zardo che se ne serve abilmente per dare più sapore di intrigo e di mistero a un giallo di stampo britannico nel senso più ampio e classico del termine, ma anche per dichiarare un'amore disperato e sconfinato per la ex capitale della calzatura (così come Pavia lo è stata per le macchine per cucire) oltre che stigmatizzare i comportamenti della classe dirigente e della società che gli gira intorno, nessuno escluso, con una prudenza degna del miglior ermetismo (CONVERSAZIONE IN SICILIA di Elio Vittorini al proposito, docet) ma pungendo con una ironia tagliente e serrata degna dei migliori passi de L'IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNEST di Oscar Wilde. A carnevale ogni scherzo vale, ma il commissario Spada prenderebbe volentieri a prestito la scala di rotture di coglioni del collega aostano, obtorto collo, Rocco Schiavone, per collocare la morte di un ex assessore alla cultura al massimo livello: un po' perchè spera vanamente che la moglie ritorni sui suoi passi e riprenda la via al suo fianco, un po' perchè l'omicidio maldestramente camuffato da suicidio si intreccia con un furto di una calzatura carica di sette secoli di storia, essendo appartenuta a Beatrice d'Este sposa giovane e sfortunata di Ludovico Sforza detto il Moro, un po' perchè circolano strane voci su una lottizzazione edilizia nei confronti di un'area naturalistica su cui insiste un'opera di ingegneria idraulica firmata da Leonardo da Vinci in persona, in difesa della quale la vittima si era spesa opponendosi strenuamente alle mire dei nuovi inquilini del palazzo comunale. Già, i guerrieri della lotta allo spreco e allo sperpero di pubblico denaro, che non fanno sconti nemmeno ai bambini negando la mensa scolastica a chi non paga puntualmente la retta o, peggio, vanta debiti arretrati senza investigare sulle cause o sulle condizioni o sulle ragioni, col paraocchi ideologico e propagandistico tipico dei gabellieri medievali cui il simbolo di partito si ispira: anche loro verranno smascherati dalla Nemesi, la dea riparatrice delle ingiustizie, riprodotta in un quadro custodito nel Museo Civico da cui è sparita la pianella sforzesca, con modalità che rimandano alla prima parte de IL NOME DELLA ROSA di Umberto Eco e ai finali di Chandler e Hammett, in cui i buoni "modificano" a fin di bene la scena del crimine facendo un favore a sè stessi e alla giustizia.
Tutto è bene quel che finisce bene? L'amore trionfa?
Ai posteri, pardon, ai lettori l'ardua sentenza: intanto le ombre e i giorni del commissario Spada, nostalgico milanese trapiantato a Vigevano, filosofo con la pistola e la lente d'ingrandimento alla Sherlock Holmes, si allungano e svaniscono ma non risolvono il misterioso cammeo della duchessa che, tra le righe e dietro le quinte della storia, si riappropria della pianella sottrattale da un servo devoto il giorno che venne deposta nella Certosa di Pavia; si aggira per le strade della amata Vigevano per constatare quanto i poveri, a lei così cari, siano sempre più marginalizzati da crapuloni borghesi; lascia entrambe le calzature come prova a carico del colpevole, vendicandosi così di tutti coloro che avevano avvelenato la città in cui aveva vissuto un poco di felicità e liberandosi da ogni vincolo con questa valle di lacrime. 
ROSSO DUCALE è un romanzo soltanto in apparenza semplice, lineare, scorrevole nella lettura e nella immaginazione (nel senso anglofono del termine, ovvero la creazione di immagini dal testo): in realtà è un complesso meccanismo multistrato, come la cosmologia tolemaica e aristotelica fatta di sfere inserite le une nelle altre e influenti tra loro, un filo d'acciaio teso tra due mondi paralleli su cui Davide G. Zardo cammina con estrema prudenza registrando ogni possibile fluttuazione di energia, rendendola godibile e apprezzabile anche a noi comuni mortali col puntiglio e con la grazia e la sensibilità propria dei poeti.
Il centro della costruzione rimane l'uomo: non il commissario, né la vittima, né i collaboratori, neppure il colpevole o i suoi complici; è l'essere umano e ciò che sente e che prova e che vive ad essere coprotagonista insieme alla città, che non è più soltanto teatro o fondale o quinta fissa, ma diventa soggetto da scoprire, da conoscere, da studiare rivelandosi carico e pregno di storia, di storie e di bellezza che merita più di uno sguardo di annoiata sufficienza.
Poi viene l'omaggio ai grandi giallisti del passato, adottandone lo schema narrativo: la morte violenta, l'inchiesta, la raccolta dei dettagli e delle informazioni, il ragionamento e la riunione dei presunti colpevoli e dei comprimari in una stanza, un tranello ben allestito e una disamina retorica dei fatti, un bel rasoio di Occam, che inchiodi il colpevole alle sue responsabilità lasciandogli solo la scelta tra l'ammissione di colpa o la disperata fuga. 
Il caso è risolto ma non la vita, che rimane il mestiere più complicato e la matassa più intricata da sbrogliare, poiché non risponde sempre alla logica deduttiva e non ha una dinamica lineare e non ha neppure una meta, come i pensieri privati del commissario autentica prova di prosa poetica. 
ROSSO DUCALE – i misteri di Vigevano (Le Mille E Una Pagina, 2021) va letto e riletto perchè, ad ogni volgere di pagina, si toglie un velo di bomboniera e si respira aria di poesia giungendo a un cuore di zucchero e mandorle, tanto gustoso quanto sottovalutato e troppo celato.


© 2022 Testo di Claudio Montini   Immagine condivisa via Facebook