lunedì 7 settembre 2020

Ciò che mi piace, mi fa bene

Per fuggire l'oblio

di Claudio Montini

Poco oltre la metà della mia vita, mi trovai appiedato e con una matita sola in mano: è stata lunga un anno quell'agonia, sebbene avessi dato il meglio di me stesso come se fosse il primo giorno. Lasciai la mia autobotte in cortile di un commerciante di autocarri, senza voltarmi: probabilmente aveva già un nuovo padrone e una nuova vita altrove, non era più un problema mio anche se non lo era mai stato. Un amico, era stato un amico oltre a essere un compagno di lavoro, il più fedele e il più generoso che io abbia mai conosciuto non solo un pezzo di acciaio e plastica e gomma. Ma non si lavora solo per passione, si lavora per fare soldi e, se non ti pagano per ciò che produci, tanto vale interrompere ogni rapporto e realizzare il più possibile vendendo i mezzi di produzione: in questo sono stato, sono e sarò sempre d'accordo con la decisione presa dal mio datore di lavoro di allora al quale debbo eterna riconoscenza per avermi dato fiducia quasi solo per la mia bella faccia. Un galantuomo nel senso più pregnante del termine e cui ho voluto bene indipendentemente dai soldi dello stipendio puntualissimo. Dunque, otto anni fa circa mi ritrovai senza un lavoro, con poche idee ma ben confuse sul futuro e tanto tempo libero: venne naturale e spontaneo domandarmi cosa sapessi fare concretamente e bene perchè passati i quarantacinque anni  d'età non ti vuole più nessuno a servizio, nemmeno le ragazzine in cerca di avventure con uomini più maturi. Per quelle spese lì, del resto, non ho mai avuto il fisico: non era proprio il caso di tentare la carriera gigolò. Ho sempre amato leggere e provare a immaginare storie ispirate dalle mie letture; ho scritto poesie e racconti che nascondevo regolarmente in un cassetto: poi, un giorno di molti dopo l'ultimo lavorativo, quel cassetto si è aperto ed esse si sono presentate davanti a me, domandandomi se potevano fare qualcosa per la malinconia che seminava trappole per conto della depressione. Era piacevole rileggersi e stimolante tentare di abbellire o correggere il tiro, qua e là, di manoscritti che erano affatto ingenui o sciocchi: capii che era giunto il momento di fare ciò che più mi piaceva, da sempre, per il semplice fatto che mi faceva bene all'anima. Così ho seguitato a leggere romanzi altrui, a provare a raccontare perchè mi erano piaciuti e a scrivere racconti originali cogliendo al volo la prima frase che mi passava per la testa e seguendo il percorso che essa o la logica, di volta in volta, andavano suggerendomi: una volta steso il primo periodo sulla pagina, posti e personaggi si presentano da soli e, a volte, pretendono di essere raccontati e sviluppati. Allora, non si tratta più di guardarsi allo specchio frugando nelle tasche del vestito che invecchia giorno per giorno, ma della lotta per non essere dimenticati o per lasciare un segno in chiunque s'imbatta nelle mie parole.

© 2020 Testo di Claudio Montini
© 2018 Immagine di Orazio Nullo "Writer's nightmare" Atelier des Pixels collection

domenica 6 settembre 2020

Noi e la sabbia

 

Promemoria
di Claudio Montini
Siamo tutti granelli di sabbia dentro a una clessidra: dobbiamo passare, ci piaccia o no, per quello stretto pertugio da cui cascare nel recipiente sottostante. Se la mano che la ribalta con maniacale puntualità non molla inavvertitamente e inaspettatamente la presa, possiamo goderci un altro giro sullo scaffale e godere delle meraviglie del creato: altrimenti finiamo mescolati ai frantumi sparsi a raggiera sul pavimento, pronti soltanto per essere spazzati via, dentro una pattumiera fino alla fornace o al crogiolo che ci ridurrà in cenere e fumo o in altra materia da plasmare. Allora, dobbiamo tornare a ridere e a cantare, a sognare e a scrivere storie e poesie capaci, almeno per un piccolo istante, di farci volare via; ci dobbiamo ricordare senza paura e senza dolore dei tempi belli e di quelli brutti, perchè qualcosa ce l'hanno insegnato tutti; dobbiamo tornare alle fonti e alle radici, a noi per quello che siamo e che sappiamo fare: perchè non siamo belli o brutti a comando, non siamo tutti uguali e neppure tanto fratelli o sorelle. Siamo unici e irripetibili, diversi eppure compatibili, sostituibili ma non sovrapponibili: come granelli di sabbia dentro una clessidra, bagnati dallo stesso mare, schiacciati dallo stesso cielo, illuminati dalle stesse stelle e destinati a passare da uno stretto pertugio per essere dimenticati.

©2020 Testo di Claudio Montini 
©2014 Immagine di Augusta Belloni

venerdì 4 settembre 2020

Settembre è arrivato

Spero di sbagliarmi
di Claudio Montini


Settembre è arrivato, ma qualcosa ancora qui non va: non v'è traccia di cambiamento, di ravvedimento, di discernimento o consapevolezza. Insomma, l'orchestra continua a suonare e noi a volteggiare cuore a cuore, mentre la nave è già inclinata e l'acqua imbarcata è ben oltre le caviglie. Lasciamo stare coloro che negano l'evidenza dei fatti e si ostinano a non leggere i segni dei tempi, inseguendo poltrone occupate da altri più lesti e più scaltri rimasticando, risputando o ripetendo come pappagalli ammaestrati le solite solfe, le bugie stantie, le medesime inconcludenti melodie che incantano sempre meno mentecatti e troppi facinorosi lobotomizzati da lucciole e satrapi bisognosi di un pubblico plaudente per sentirsi arrivati.
Il virus, almeno lui, è uguale per tutti come la morte è il comune punto di arrivo di tutti gli esseri a base carbonio in questo angolo di universo: ma è differente il pegno e il modo con cui i ricchi e i poveri varcheranno quella soglia. Almeno sia una cosa rapida per questi ultimi destinati da sempre a fare proprie le briciole magnanimamente lasciate cadere dalle tavole dei primi. 
L'imitazione è la molla che spinge al'arrampicata sociale, all'eversione del sistema, alla sopraffazione: chi sta male, chi è caduto, chi non è conforme o non più produttivo va tagliato e gettato nel forno affinché se ne disperdano le cenere o la semente o il ricordo e non sia più un peso, una palla al piede, una zavorra inutile persino per mettere una croce sopra una scheda elettorale. Non si fa la stessa cosa coi parassiti e con le piante infestanti? Lo Stato moderno e contemporaneo non ha tempo da perdere con loro: è già così faticoso, per lui, arrivare cinque minuti dopo l'ultimo minuto a fare il proprio dovere e a mantenere oliato ed efficiente l'apparato che si nutre di carte bollate e autocertificazioni, sopra il banco, mentre scorre un fiume di favori e denaro (che, si sa, non puzza come sapevano bene i Latini) e chissà cos'altro sotto lo stesso. 
Eh, bello mio, è la campagna elettorale permanente questa, mica cotiche o salamelle e buon vino: il solo sistema e strumento efficace per distrarre la gente, attirarla dalla propria parte, irretirla e sedurla ma non amarla fino in fondo, scipparla di ogni residuo bene e d'ogni avere o certezza con toni da straccivendoli o verdurieri o azzeccagarbugli dalla memoria corta. Basta agitarle uno spettro dinanzi agli occhi mentre si fruga nelle sue tasche: i democristiani, almeno, ci facevano inginocchiare con le mani giunte dinanzi alla prima vittima storica del sistema giudiziario; i socialisti e i comunisti ci facevano alzare il pugno sinistro o tenerci un garofano (l'altra mano ci serviva a fare gli scongiuri affinché non venisse Baffone o tornassero di moda le camicie nere: Mussolini era stato un socialista, è un dato storico di fatto).
Questi sanno solamente fare rivoltare nelle loro tombe i Padri Fondatori della Repubblica Italiana tanto quanto i loro rispettivi avversari e predecessori.
Settembre è arrivato e ne vedremo delle belle: ma mi ostino a sperare di sbagliarmi.  

© 2020 Testo di Claudio Montini    -  immagine da Google Images database

giovedì 13 agosto 2020

Notturno - Episodio 12: facciamo finta che tutto vada bene

Tempo di ferie

di Claudio Montini

Adesso è tardi per tutto: per le scuse, per i rimproveri, per i suggerimenti e per le dimostrazioni di affetto o di stima. 
Se non si è capito che nulla poteva essere più come prima, che c'erano soltanto due strade, due possibilità e nessuna opzione da scegliere, ora è troppo tardi per lamentarsi e piangere sul denaro versato in progetti che non si realizzeranno mai.
Il mondo occidentale e quello orientale, che copia il primo convinto di avere i numeri dalla sua parte per il successo, hanno fallito miseramente ma non vogliono ancora ammetterlo.
Nessuno si salverà, nè da solo né in compagnia dei sodali con cui si spartisce le torte dei disperati.
Siamo appesi a un filo di acido ribonucleico capace di prendersi gioco di tutti i microscopi, di tutti i reagenti, di tutte le sostanze sintetizzabili.
Possiamo soltanto prolungare la nostra agonia e renderla meno dolorosa.
Vorremmo almeno sapere quali sono i sintomi, una volta per tutte, non soltanto la contabilità dei morti o degli infetti.
Silenzio; nessuna risposta; nemmeno una riga: soltanto sproloqui di presunti sapienti.
Ci hanno chiesto di non perdere la calma, quando la situazione era ormai disperata.
Ci hanno chiesto di chiuderci in casa, quando la situazione era fuori controllo per avere punti certi dove prelevare i cadaveri.
Ci hanno chiesto di aspettare un medico, quando nemmeno lui avrebbe saputo che fare per difendersi da noi e per indagare se fossimo infetti.
Sto ancora aspettando che qualcuno bussi alla mia porta per chiedermi quale sia lo stato della mia salute, mi faccia un test qualsiasi per dichiararmi sano o malato e mi dica cosa prendere.
Lo Stato, la Salute Pubblica e le sue declinazioni, sono latitanti nonostante i contributi versati.
Lo Stato che vuole il mio voto per continuare a prosperare alle mie spalle, è latitante.
Forse neppure sa che esisto, nè si domanda come faccia a campare e pagare mutui e forniture.
Facciamo finta che vada tutto bene.

©2020 Testo di Claudio Montini
©2017 Immagine di Orazio Nullo "Bonfire burns through the night" Atelier Des Pixels collection

Gli episodi precedenti sono disponibili da Gennaio 2020 : scorrete il menù a tendina apposito e buona lettura!

lunedì 10 agosto 2020

Ferragosto 2020

Mi raccomando, cerca un bel posto
per trascorrere il Ferragosto.
Non voglio andare lontano,
basta che sia a portata di mano.
Lasciami sognare.
Lasciami volare.
Lasciami riposare.
Sarà soltanto un giorno,
sarà solo un andata e ritorno,
ma dimenticare ogni tormento
cambiando aria, asfalto e cemento
scioglierà il sasso buio e gelato
che il fato, in petto, ha trapiantato.
Lasciami sognare
prima che sia la notte eterna a calare.
Lasciami volare
prima che le ali si vadano a staccare.
Lasciami riposare
prima che le forze mi possano lasciare.
Mi raccomando, cerca un bel posto
per goderci in pace il Ferragosto.

©2020 Testo di Claudio Montini
©2015 Immagine di Claudio Montini

domenica 2 agosto 2020

La fine dell'innocenza: Bologna, 2 Agosto 1980

Il conto del sangue sprecato
di Claudio Montini

Piove ad agosto e sembra che l'anticiclone africano voglia prendersi una pausa, lasciando entrare un fronte temporalesco nato sull'Atlantico. Piove sul "2 Agosto, alle 10 e 25 alla stazione di Bologna" e sulla memoria, smarginata e sbiadita, di quelle vite che mani senza volto si sono prese per mettere in difficoltà, piegare, impaurire, condizionare uno Stato libero, democratico e costituzionalmente parlamentare con l'intento di farne un Cile o un' Argentina o un Libano nel cuore del Mediterraneo e alla base dell'Europa. Era il 1980 e avevo quattordici anni: non immaginavo che quarant'anni dopo sarei ancora stato qui, in questo strano Paese allungato nel mare nostrum dei Latini, a domandarmi chi abbia veramente lasciato o installato (alla teoria della valigia dimenticata nella sala d'aspetto di seconda classe non ci credo affatto, nemmeno per sbaglio) l'esplosivo necessario a produrre una devastazione del genere che si vede nei filmati girati all'epoca dei fatti. Troppo preciso lo scoppio, il danno inferto alla stazione e non ai treni: il piazzale ingombro, sì, di macerie ma proiettate in modo da consentire un minimo intervento dei mezzi di soccorso (si adoperò persino un autobus cittadino per il trasporto dei feriti e dei moribondi, se non ricordo male). Troppo scientificamente calcolato il momento e il luogo, al netto dei depistaggi dei servizi di sicurezza, così come troppo sfacciata la o le presunte rivendicazioni con relative incriminazioni. La verginità, o se preferite, l'età dell'innocenza l'avevamo perduta con il caso Moro perchè le "ammazzatine" di mafia erano echi lontani di boati che si fermavano sullo stretto di Messina: la Campania e la Puglia erano ancora "insulae felices" di mare e pizza e mozzarella e grano duro come ce le raccontavano i sussidiari di scuola elementare o testi geografia delle medie. Quel giorno, molti della mia generazione capirono che non c'erano solo guardie e ladri, buoni contro cattivi, l'ordine e la legge, il bianco e il nero o il buio e la luce: si trovarono, grandi e piccini, messi di fronte all'esistenza della penombra, del buio e del silenzio, del grigio in tutte le sue sfumature, del "si fa ma non si dice", del "si sa ma non deve saperlo nessun'altro", dell'ufficiale e dell'ufficioso. Quel giorno, quel due agosto millenovecentoottanta alle dieci e venticinque, così come oggi quarant'anni e numerosi processi dopo, scoprimmo che c'erano tante Italie che vivevano nelle stesse strade e negli stessi palazzi e nelle stesse case nostre ma che non avevano i nostri stessi interessi, i nostri stessi sogni, la nostra stessa voglia di vivere; c'erano tante Italie che non avrebbero esitato a scannarsi e a scannare innocenti sull'altare dei propri disegni criminali, criminogeni e folli.
A pagare il conto del sangue sprecato, sarebbe toccato comunque alla gente comune.

©2020 Testo di Claudio Montini
©2019 Immagine di Orazio Nullo "Chief of last railway station" - Atelier Des Pixels collection