venerdì 24 aprile 2026

Dalla Bottega del Parolaio, sebbene sia ancora in gestazione...

La faccia nascosta della Luna 
(Inedito e provvisorio)
di Claudio Montini 

Asserragliato, come al solito, nel suo ufficio tappezzato di schermi televisivi e monitor in perenne elaborazione di dati, sprofondato nella poltrona a schienale alto e imbottito del torcibudella di sua invenzione, Il Ranchero Pelato guardò ancora una volta la foto di Bandana Yamamoto domandando a sé stesso chi diavolo mai potesse essere o che cosa l'avesse portata a incrociare la sua rotta.
Le indagini di Fred De Lamalura, il suo maggiordomo e non solo, avevano prodotto solo poche linee di dati alfanumerici, scarni quanto mai e altrettanto contraddittori: la sua conclusione fu che si sarebbe dovuti tornare a consultare gli archivi delle Isole Asiatiche, le uniche ancora efficienti in quel settore, per confrontare poi le informazioni con le impronte genetiche conservate nel Distretto Antartico, a sua volta, il solo a detenere una banca dati e relative sementi vegetali e biologiche di ogni tessuto organico vissuto prima del conflitto atomico, dunque, non contaminato da radionuclidi di alcun genere.
Per un'androide, quella era sicuramente la soluzione migliore, la più logica, quella con la maggiore probabilità di successo: invece, per uno col suo passato da dimenticare e con la moltitudine di gente pugnalata alle spalle per salvarsi la pelle, era un'opzione da scartare a priori poiché non era escluso che ci fosse da tempo qualcuno con il contratto in tasca per la sua eliminazione.
Del resto il Comitato per la Pace in Terra, che intendeva spartirsi il pianeta ancora prima che il primo missile intercontinentale si schiantasse nel deserto tra Pechino e Mosca, aveva lautamente retribuito gli elenchi e le relative schede di tutti i suoi compagni di merende, emiri e malavitosi di ogni risma e specie che aveva redatto di suo pugno e consegnato in comodi supporti elettronici, così che non faticassero troppo a pianificare la sistematica eliminazione della feccia mondiale per sostituirla con elementi graditi e obbedienti a ciascuno dei mebri del Comitato stesso.
Con i “trenta denari” moltiplicati da un fattore dieci elevato alla nona potenza, non tutti in pezzi d'oro o crediti o dollari ma consistenti anche in mezzi e materiali e tecnologia di alta qualità, per lo più segreta o non di pubblico dominio, aveva fondato il primo nucleo di Silvabella Selenita e dato il via alla produzione industriale di cloni animali e umani a ciclo continuo e a ciclo chiuso, ovvero gli scarti e gli errori di produzione venivano riutilizzati come fonte di molecole o elementi di base per la produzione oppure come combustibile al pari di tutti gli altri rifiuti.
Sulla Luna era tutto meno complicato, un po' per via della bassa gravità e un po' per via del fatto per cui la burocrazia e gli scrupoli rimanevano sulla rampa di lancio del pianeta Terra: tuttavia, i bisogni delle unità a carbonio erano sempre gli stessi, oltre al fatto di respirare una miscela gassosa di azoto e ossigeno non eccessivamente priva di vapore acqueo.
Tra queste impellenti necessità, vi era la disponibilità di pezzi di ricambio e di unità di rimpiazzo nel caso in cui non si potessero riparare le unità stesse: addirittura, si poteva ordinarle su misura e fortemente personalizzate, dotate di caratteristiche peculiari a richiesta sebbene si allungassero i tempi di produzione e la durata non fosse uniformemente prevedibile.
I cinesi, che avevano impiantato le proprie basi permanenti con largo anticipo, avevano superato brillantemente ogni tipo di inconveniente, in tale ambito, escogitando soluzioni che, da buoni vicini, non avevano mancato di condividere: si sa che una mano lava l'altra e tutte e due insieme lavano la faccia: del resto, l'inquietante suggestione che i cinesi sembrano tutti uguali, lavorano sempre e non muoiono mai sembrava essere valida anche nello spazio interplanetario.
Infatti, la passione per i palmipedi e altri animali da cortile del Ranchero Pelato, relativamente facili da clonare e allevare e macellare, aveva risolto il loro annoso problema di rifornire con proteine fresche le squadre che si alternavano nelle stazioni orbitali e negli impianti appena al di sotto della superficie del satellite naturale terrestre, in prima battuta: successivamente, la collaborazione si spostò sul versante del materiale biologico umano e sul prodotto finito, in modo tale che venissero addestrati all'allunaggio e inviati soltanto un numero ristretto di funzionari e dirigenti.
I danni dell'era industriale petrolchimica e radiologica erano di là dall'essere sanati e, meno che mai, risolti innescando una evoluzione negativa del pianeta più ricco d'acqua e di biodiversità del sistema solare: il tasso di natalità era rapidamente sceso come le risorse di supporto alla vita disponibili per ogni singolo individuo, quella che si definiva un tempo come “Madre Natura” presentava il conto ai propri recalcitranti inquilini, intenti a scavare ben oltre il fondo del barile, mentre quel che restava salvabile e godibile e spendibile era appannaggio del monopolio esclusivo del Comitato per la Pace in Terra che, a dispetto del nome, si dava un gran da fare a stabilire dove fosse più conveniente fare la guerra e quanto potesse essere redditizio.
Insomma, deportazioni di massa e rapimenti mirati erano un lusso che nessuno poteva permettersi: del resto, era perfettamente chiaro a tutti i soggetti coinvolti che nel giro di tre generazioni, come recitava un antichissimo adagio, la festa sarebbe finita per il genere umano.
Infatti nelle cose umane, indipendentemente dalle ere geologiche, la prima è quella che costruisce mentre la seconda generazione gode e prospera sui e coi beni della precedente: la terza è quella che manda tutto in malora e chiude la baracca mangiandosi anche i burattini, quando non li brucia.

©2026 Testo di Claudio Montini (in divenire...)
©2019 Immagine di Orazio Nullo "A glance to a black hole" - Atelier Des Pixels collection

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