La faccia nascosta della Luna
(Inedito e provvisorio)
di Claudio Montini
Asserragliato, come al solito, nel suo
ufficio tappezzato di schermi televisivi e monitor in perenne
elaborazione di dati, sprofondato nella poltrona a schienale alto e
imbottito del torcibudella di sua invenzione, Il Ranchero Pelato
guardò ancora una volta la foto di Bandana Yamamoto domandando a sé
stesso chi diavolo mai potesse essere o che cosa l'avesse portata a
incrociare la sua rotta.
Le indagini di Fred De Lamalura, il suo
maggiordomo e non solo, avevano prodotto solo poche linee di dati
alfanumerici, scarni quanto mai e altrettanto contraddittori: la sua
conclusione fu che si sarebbe dovuti tornare a consultare gli archivi
delle Isole Asiatiche, le uniche ancora efficienti in quel settore,
per confrontare poi le informazioni con le impronte genetiche
conservate nel Distretto Antartico, a sua volta, il solo a detenere
una banca dati e relative sementi vegetali e biologiche di ogni
tessuto organico vissuto prima del conflitto atomico, dunque, non
contaminato da radionuclidi di alcun genere.
Per un'androide, quella era sicuramente
la soluzione migliore, la più logica, quella con la maggiore
probabilità di successo: invece, per uno col suo passato da
dimenticare e con la moltitudine di gente pugnalata alle spalle per
salvarsi la pelle, era un'opzione da scartare a priori poiché non
era escluso che ci fosse da tempo qualcuno con il contratto in tasca
per la sua eliminazione.
Del resto il Comitato per la Pace in
Terra, che intendeva spartirsi il pianeta ancora prima che il primo
missile intercontinentale si schiantasse nel deserto tra Pechino e
Mosca, aveva lautamente retribuito gli elenchi e le relative schede
di tutti i suoi compagni di merende, emiri e malavitosi di ogni risma
e specie che aveva redatto di suo pugno e consegnato in comodi
supporti elettronici, così che non faticassero troppo a pianificare
la sistematica eliminazione della feccia mondiale per sostituirla con
elementi graditi e obbedienti a ciascuno dei mebri del Comitato
stesso.
Con i “trenta denari” moltiplicati
da un fattore dieci elevato alla nona potenza, non tutti in pezzi
d'oro o crediti o dollari ma consistenti anche in mezzi e materiali e
tecnologia di alta qualità, per lo più segreta o non di pubblico
dominio, aveva fondato il primo nucleo di Silvabella Selenita e dato
il via alla produzione industriale di cloni animali e umani a ciclo
continuo e a ciclo chiuso, ovvero gli scarti e gli errori di
produzione venivano riutilizzati come fonte di molecole o elementi di
base per la produzione oppure come combustibile al pari di tutti gli
altri rifiuti.
Sulla Luna era tutto meno complicato,
un po' per via della bassa gravità e un po' per via del fatto per
cui la burocrazia e gli scrupoli rimanevano sulla rampa di lancio del
pianeta Terra: tuttavia, i bisogni delle unità a carbonio erano
sempre gli stessi, oltre al fatto di respirare una miscela gassosa di
azoto e ossigeno non eccessivamente priva di vapore acqueo.
Tra queste impellenti necessità, vi
era la disponibilità di pezzi di ricambio e di unità di rimpiazzo
nel caso in cui non si potessero riparare le unità stesse:
addirittura, si poteva ordinarle su misura e fortemente
personalizzate, dotate di caratteristiche peculiari a richiesta
sebbene si allungassero i tempi di produzione e la durata non fosse
uniformemente prevedibile.
I cinesi, che avevano impiantato le
proprie basi permanenti con largo anticipo, avevano superato
brillantemente ogni tipo di inconveniente, in tale ambito,
escogitando soluzioni che, da buoni vicini, non avevano mancato di
condividere: si sa che una mano lava l'altra e tutte e due insieme
lavano la faccia: del resto, l'inquietante suggestione che i cinesi
sembrano tutti uguali, lavorano sempre e non muoiono mai sembrava
essere valida anche nello spazio interplanetario.
Infatti, la passione per i palmipedi e
altri animali da cortile del Ranchero Pelato, relativamente facili da
clonare e allevare e macellare, aveva risolto il loro annoso problema
di rifornire con proteine fresche le squadre che si alternavano nelle
stazioni orbitali e negli impianti appena al di sotto della
superficie del satellite naturale terrestre, in prima battuta:
successivamente, la collaborazione si spostò sul versante del
materiale biologico umano e sul prodotto finito, in modo tale che
venissero addestrati all'allunaggio e inviati soltanto un numero
ristretto di funzionari e dirigenti.
I danni dell'era industriale
petrolchimica e radiologica erano di là dall'essere sanati e, meno
che mai, risolti innescando una evoluzione negativa del pianeta più
ricco d'acqua e di biodiversità del sistema solare: il tasso di
natalità era rapidamente sceso come le risorse di supporto alla vita
disponibili per ogni singolo individuo, quella che si definiva un
tempo come “Madre Natura” presentava il conto ai propri
recalcitranti inquilini, intenti a scavare ben oltre il fondo del
barile, mentre quel che restava salvabile e godibile e spendibile era
appannaggio del monopolio esclusivo del Comitato per la Pace in Terra
che, a dispetto del nome, si dava un gran da fare a stabilire dove
fosse più conveniente fare la guerra e quanto potesse essere
redditizio.
Insomma, deportazioni di massa e
rapimenti mirati erano un lusso che nessuno poteva permettersi: del
resto, era perfettamente chiaro a tutti i soggetti coinvolti che nel
giro di tre generazioni, come recitava un antichissimo adagio, la
festa sarebbe finita per il genere umano.
Infatti nelle cose umane, indipendentemente dalle ere geologiche, la prima è quella che costruisce mentre la seconda generazione gode e prospera sui e coi beni della precedente: la terza è quella che manda tutto in malora e chiude la baracca mangiandosi anche i burattini, quando non li brucia.
©2026 Testo di Claudio Montini (in divenire...)
©2019 Immagine di Orazio Nullo "A glance to a black hole" - Atelier Des Pixels collection
©2026 Testo di Claudio Montini (in divenire...)
©2019 Immagine di Orazio Nullo "A glance to a black hole" - Atelier Des Pixels collection

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