Una certa quantità di parole
di Claudio Montini
Gli occhi, diceva mio padre, guarda sempre negli occhi della persona con cui stai parlando e capirai se è sincero.
«Funziona anche con le donne?»
«Forse sì e forse no, ma lo scoprirai solo vivendo: con tua madre ha funzionato e non ce ne siamo mai pentiti.
Nemmeno per un'istante e nemmeno a muso duro.
Adesso tocca a te: sei maggiorenne per lo Stato e maturo per la scuola, hai fatto il tuo dovere avrebbe detto tua nonna.
Però. stai attento che la testa non serve solo per portare il cappello: ascolta il parere di tutti ma poi fai di testa tua, fai quello che ti sembra più giusto, sano e leale.»
Questo mi disse una notte con una luna bella ed elegante appesa sopra Cimetta rossa e il villaggio che giocava con le sue ombre mentre, giù a Chardonney, Maurice si divertiva come un matto a miscelare brani funky e mazurche, alcuni valzer con del genuino rhythm & blues o del sano rock & roll facendo ballare la gente di ogni età alla festa d'estate, sul piazzale della funivia davanti al bosco.
Non sono mai stato un genio o un campione, sono sempre riuscito a fare una cosa per volta col solo scopo di fare ciò che gli altri ritenevano fosse il mio dovere, farlo bene affinché mi lasciassero in pace a inseguire i miei sogni o a costruire castelli in aria in cui vivere da re per almeno un giorno.
La “sua” stazione radio, la sua musica, la sua inconfondibile voce limpida, pulita da accenti regionali, dai toni mai eccessivi era la colonna sonora del mio tempo libero.
La confusione di una balera o di una discoteca o anche di una sagra paesana con relativa festa musicale in piazza, non erano cose fatte per me, non riuscivo proprio a lasciarmi coinvolgere sebbene ne fossi attratto ogni volta.
All'eccitazione iniziale per l'evento, rumoroso e volutamente fuori dagli schemi, subentrava una sorta di smarrimento o di stordimento volto a fare coriandoli della razionalità ma senza un briciolo di fantasia e, quel che è peggio, senza disinfettare o sanare i graffi e le ferite che il mestiere di vivere comporta.
Mi trovavo a un bivio delle mie stagioni, una era finita e l'altra era sul punto di cominciare ma con ben poche certezze, se non quelle frasi sparse che riportavo un piccolo quaderno al quale avevo legato una matita con uno spago da pacchi.
Ce ne saranno certamente stati altri come me che, pur sempre cercando conforto nelle proprie abitudini, parimenti sognano di buttare tutto all'aria e ricostruire gli stessi scenari col senno di poi, magari anche soltanto mettendo in fila nero su bianco un certa quantità di parole. [...]
©2025 Testo di Claudio Montini
©2019 Immagine di Orazio Nullo, studio per logo de "La bottega del parolaio"
©2019 Immagine di Orazio Nullo, studio per logo de "La bottega del parolaio"

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